Se ricopri una carica direttiva in un’associazione o ne fai parte, ti sarai sicuramente accorto che le associazioni sono una realtà a parte. Nella maggior parte dei casi le associazioni non dispongono di manodopera qualificata al loro interno per realizzare il sito web come si deve. Spesso tali associazioni si affidano ad un socio “smanettone” oppure all’amico di qualcuno. Il problema maggiore però è la mancanza costante di fondi per realizzare un progetto ben fatto e portarlo avanti nel tempo.

Questi due fattori rendono la quasi totalità delle piccole associazioni del tutto ininfluenti su Internet. Il marketing delle associazioni è duro, più di quello delle aziende. I social network possono contribuire ad alleviare la carenza di realizzare il sito web in modo efficace.

 

Scelte errate

Ripercorriamo insieme alcune scelte errate che un’associazione può commettere quando decide di realizzare il sito web.

Primo tentativo: Facebook

All’inizio devi muoverti velocemente e dovendo rimandare il compito di realizzare di un sito web per la tua associazione, crei una pagina Facebook, improvvisi un paio di post ed inviti tutti i soci a completare il minestrone. Ti accorgi che meno della metà dei soci attivi mettono i like e soprattutto solo i soliti due o tre interagiscono con le pubblicazioni che fai. Ti viene la brillante idea di intensificare le pubblicazioni, ma l’effetto che ottieni è una regressione dei like e una diminuzione sostanziale nella copertura di persone raggiunte. Tutti i dati statistici possono essere analizzati nella sezione “Insights” della tua pagina Facebook. A parte la qualità di post ed immagini è proprio tutta l’impalcatura che non regge.

Secondo tentativo: Newsletter

Grazie a qualche suggerimento e vedendo quello che fanno altre associazioni, ti viene l’idea della newsletter. Inizi pertanto ad inviare a tutti i soci una o più email a settimana. Promuovi eventi dell’associazione in questione e di altre associazioni partner a cui solo i soliti noti parteciperanno. Oltre ad aver perso del tempo nello scrivere le newsletter, finisci in spam e non sei più in grado nemmeno di inviare i messaggi normali. Cosa non sta funzionando quindi?

Terzo tentativo: Il sito web inutile (parte 1)

Un amico commerciale che vende servizi e utenze di largo consumo, ti propone di far fare il sito web con 500 euro all’anno. Dopo aver convinto quelle poche persone che contano all’interno della tua associazione, procedi ad attivare un sito web gestito da qualche grande impresa di telecomunicazioni. Hai presente quelle che hanno una rete di vendita capillare su tutto il territorio e che ti mettono online un paio di pagine tanto per gradire? Per ogni cosa che desideri aggiungere o modificare devi interfacciarti con un call center.

Ogni idea utile che non sia testo o immagine necessita di passare al piano commerciale successivo che non costa ovviamente 500 euro. Capisci che non era quello di cui avevi bisogno. Tieni duro l’anno che hai pagato poi disdici il servizio, se te lo permettono. Generalmente ci sono penali e probabilmente ti toccherà restare cliente per almeno 3 anni. Il dominio spesso non si può trasferire, perché intestato al fornitore Quindi se anche tu volessi cambiare occorrerebbe cominciare tutto da zero, tenendo conto di quanto sia importante l’anzianità del dominio maturata negli anni ai fini della visibilità sui motori di ricerca.

Terzo tentativo: Il sito web inutile (parte 2)

Fra i soci trovi finalmente qualcuno dotato di buona volontà. Questi ha un’azienda che non c’entra nulla con il web marketing, però si è fatto il sito da solo con qualche strumento gratuito o a buon mercato trovato in Internet. Non è un grafico, non è un sistemista di rete, non è un programmatore e non è tanto meno un web designer. Ci pensi un attimo. È tutto quello che hai a disposizione, così decidi di procedere, tanto peggio di così non può andare. Dopo un paio di settimane per realizzare il sito web, il sito è pronto e sembra anche carino da vedere. Inizi a promuovere e spendere parole con le persone che contano. Dopo tutto se il servizio che offrite ai soci è una buona cosa, potresti riuscire ad avere qualche passaggio in tv, sul giornale e condivisioni che possono rendere il nuovo sito web più visibile.

Gli errori di progettazione, le compatibilità e i problemi in generale per realizzare il sito web in quel modo iniziano a venir fuori presto. Questo non prima di aver venduto la pelle dell’orso senza averlo ancora catturato. Un altro aspetto da tenere presente è che non puoi convocare spesso riunioni per stanziare fondi al progetto. Quando decidi di usare un servizio gratuito o a basso prezzo ti scontri inevitabilmente contro l’errore di valutazione iniziale.

 

Realizzare il sito web e non solo

Hai bisogno per forza dell’opzione più cara, perché magari c’è una piccola funzionalità di base che casualmente manca nelle versioni più economiche. Per non perdere tutto il lavoro fatto dovrai convincere i soci a spendere molto più di quanto non avessero pensato di spendere. Nella maggior parte dei casi, per non fare brutta figura dovrai contribuire tu personalmente. Inutile dire che è una situazione in cui è meglio non trovarsi mai. Ti chiederanno anche innumerevoli cose come:

  • Rendere il sito web dell’associazione collaborativo in modo da permettere un accesso ai collaboratori del sito che vogliano contribuire con contenuti interessanti.
  • Permettere delle inserzioni con annunci.
  • Promuovere convenzioni.
  • Integrare il tuo sito con progetti già esistenti magari di enti pubblici, progetti regionali o nazionali.
  • Moderare da parte del direttivo le pubblicazioni ufficiale, perchè se non fosse così tu saresti l’unico responsabile dei contenuti pubblicati.

 

Alla fine

Ovviamente come responsabile dell’associazione non sei tenuto a conoscere gli aspetti tecnici delle cose, perché il tuo compito in questo ambito è quello di creare le condizioni affinché le cose si possano fare e non farle materialmente. Proprio per questo motivo giri tutto al tuo socio che si occupa del sito web. Costui dopo essere impazzito una settimana ad impaginare e pubblicare tonnellate di contenuti che arrivano nei modi più scomodi e disparati, ti saluta e molla l’incarico.

  • Non va bene l’hosting.
  • È sbagliato il sistema che ha usato per fare il sito.
  • Manca la preparazione tecnica.

Nel peggiore dei casi inizia a rattoppare con il conseguente peggioramento della situazione. Nel migliore dei casi si rivolge ad un professionista con esperienza che gli tolga le castagne dal fuoco, anche se non si sa bene con quali risorse economiche.

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